
Genere: Techno/IDM
Redshape è certamente una delle figure più emblematiche del panorama techno/detroit attuale. Il suo nuovo disco, “The Dance Paradox” è fuori da pochi giorni, su Deslin Records.
Il disco esce dopo i numerosi successi di Redshape, DJ/Producer Berlinese, che decide di raggiungere il culmine con il suo primo album d’esordio. Tutto l’album può essere riassunto secondo questa classificazione “Techno Analogica senza tempo”.
Redshape è per molti una figura circondata da un certo Hype, alla base di ciò vi è indubbiamente la segretezza della sua identità e tutto un immenso lavoro nell’organizzazione dei suoi live show, che li rende unici ed irripetibili, di fatto Redshape porta uno show unico per ogni locale.
“The Dance Paradox” prende forma in maniera diversa dalle solite produzioni techno, all’interno del disco sarà molto difficile trovare ritimiche classiche, di conseguenza molti ascoltatori si troveranno non poco in difficoltà, in questo disco ciò che stupisce è proprio la costanza di Redshape nel creare e individuare nuove geometrie nel ritmo, diciamo che siamo di fronte ad un intero percorso che affascina l’ascoltatore dal timpano più malleabile e porta invece l’ascoltatore più classico a lasciare questo disco su uno scaffale tra la polvere.
Ho ascoltato attentamente il disco per più e più giorni prima di mettere le mani sulla tastiera, e finalmente posso dire che siamo di fronte ad un opera angosciante, le atmosfere cupe e i giochi di synth che vengono rimodulati in continuazione non lasciano mai uno spiraglio di luce, l’atmosfera è sempre cosmica, sempre e comunque malinconica, le bassline per lo più impossibili da seguire, sempre storte.
Dead Space Mix, potrebbe essere a mio avviso, a distanza di qualche anno la colonna sonora dell’Omonimo film, senza mezze misure, “Dark & Sticky” è la massima espressione dell’IDM in questo momento, spicca poi “Garage GT” colonna sonora de “The Man Out Of Time” con il suo continuo picchiare sugli snares. “Bound (part 1 & 2)” è una mina da dancefloor d’altri tempi. Insomma ognuna delle 8 traccie contenute nel disco ha qualcosa di insolito che ti colpisce, che ti porta a riascoltarla o a premere il tasto rew per tornare indietro di 20/30 secondi e riascoltare, riascoltare e riascoltare ancora.
Insomma suoni liquidi e narcortici, per un disco, “The Dance Paradox” che rappresenta ciò che la techno sarebbe ora, se non ci fosse stata quell’ondata tribale che tanto l’ha cambiata e tanto l’ha influenzata.

0 Risposte a “Redshape – The Dance Paradox”